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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

Cavalca il Vento Selvaggio





La saracinesca va giù portandosi dietro tutto il suono del mondo ordinario. Finalmente è tornata e in quei pochi metri quadri del garage si sente autentica come mai. Accende le luci che tremolando illuminano la dolce perfezione del suo segreto. È sera, fuori sta piovendo e la città è deserta, sente i brividi di felicità per quello che sta per fare. Sorride lasciando cadere la borsa a terra. Va diretta all’armadio di quel locale desolato, i suoi passi sono eco e passando accanto alla massa coperta dal telo accelera il passo sostenuta dalla smania. Apre le ante e il vestito penzola intonando un richiamo irresistibile. Si denuda degli indumenti ordinari ed è quasi poesia, ogni gesto esala, ogni vestito le libera l’anima fino a lasciarla nuda come mamma l’ha fatta almeno quarant’anni fa. Lei lo sa che non è più ora di essere la madre occupata, nemmeno la moglie disperata incatenata nel dubbio della coppia. Ora è tempo solo per essere sé stessa nella maniera che le viene meglio e quando indossa la tuta rigorosamente nera, il contatto di pelle la fa ansimare, il respiro si apre in petto con una sfacciata pienezza.

Questa sì che è la vita.

Quanto tempo ha desiderato tornare a farlo ma per non destare sospetti una volta al mese sembra essere la scelta migliore. Come accettiamo le angherie dell’attesa per non destabilizzare chi abbiamo attorno… pensa a questo mentre si stringe le fibbie degli stivali, tira su la zip che le avvolge le forme esaltandole. Si sente bella avvolta nella tuta e quelli sono gli unici momenti che se lo dice sentendo la verità di ogni singola parola. Si stringe i guanti di pelle e le mani le tremano per l’emozione. I capelli biondi stanno ricrescendo in un fascinoso caschetto che fa passare indifferente ogni giorno ma non nelle sere come quelle. Si scrolla la massa e afferra il casco.

Quanto tira via il telo che copre il suo segreto il piacere raggiunge acmi che sanno di momenti nostalgici relegati in un tempo indeterminato data la distanza indietro negli anni. Il tempo di quando era in pista. Il metallo è lì sotto i suoi occhi, la sfiora con le dita, percorre i suoi lineamenti assuefatta come il più impertinente degli amanti. È consapevole di quella possessione privata.

La sua carrozzeria nera è tirata a lucido, le è costata una vita di sacrifici e menzogne ma ne vale ognuna. La Mustang nera è un gioiello. Si infila il casco e apre la portiera per salire. È così felice che il mondo sta sparendo con il suo tormento di routine e pensieri. Lei è fatta per questo. L’odore degli interni in pelle gli elettrizza i nervi e quando il motore si accende, Nora è già altrove, sulle strade che percorrerà tra poco all’insaputa di tutti, l’insospettabile segreto di una donna mascherata nella semplicità. La Mustang è senza targa, sa che per continuare a farlo non potrà fermarsi mai, e quel brivido pericoloso che le potrebbe rovinare l’esistenza e far cadere le sue apparenze, è la delizia del suo giovedì al mese.

“Vaffanculo.” Dice premendo il tasto che apre la saracinesca del suo garage.

La rabbia vitale si impossessa del suo corpo e fa stridere le ruote mentre va su strada. È un attimo. La strada è una vecchia amica che l’aspetta da sempre. Il suo tempo preferito, adora guidare sotto la pioggia. Le gocce scivolano oscene sul parabrezza oscurato e Nora è spedita verso la tangenziale passando a tutta velocità nel quartiere ammutolito della città. Il rombo, ne è sicura, disturberà molte persone che vista l’ora saranno a cenare imbambolate nei loro schermi giganti. Spera in cuor suo di far sbrodolare suo marito quando passa a razzo sulla via di casa.

Accende lo stereo e la magia si compie come ogni volta. Solo Queen nella sua Mustang.

I suoi occhi splendono luminosi, vuole solo essere portata via, fregandosene del pericolo, è stanca dei cretini in giro su questa terra e gli passa accanto facendogli il pelo, non ne può più dei mostri che si girano a guardarla vedendola solo una donna. Nora vuole solo guidare, essere conducente di se stessa con la sua oscura vettura. Un riscatto per la vita, uno solo, ancora uno e basta. Sorpassa a destra e curva senza staccare il piede dall’acceleratore, il cambio le restituisce un’energia triplicata mentre si scorda dei figli, delle incombenze del pranzo e del lavoro mal pagato quando lo ha accettato quel maledetto giorno in cui ha lasciato che l’amore la portasse fuori strada. E tutto per non far sentire in colpa il marito che dell’uomo ha solamente l’uccello come da corredo.

Il rimpianto le brucia nelle vene. Solo la velocità estrema lo diluisce, lei lo sa.

Arriva di volata all’appuntamento che questa volta la porta sotto una serie di cavalcavia. Non conosce i percorsi ed è meglio così. Il posto del raduno questa volta le è stato comunicato all’ultimo. Un sms, di quelli che nessuno usa più. Sul suo gsm usa e getta. Ci sono luci infondo alla strada. Ragazzi con macchine modificate, ragazze eccitate dall’adrenalina della velocità. Ognuno con il suo demone al guinzaglio e con un mucchio di soldi da scommettere. Quando vedono la Mustang arrivare il freddo paralizza il ristretto gruppo. Sanno che non ci sarà storia. Piove e questo non li aiuterà nemmeno. Se solo sapessero che il pilota potrebbe avere gli anni delle loro madri, anche se dubita fortemente che una sola di quelle donne sappia cavalcare il vento selvaggio come lei.

Inchioda sulla griglia. Il finestrino si abbassa solo lo stretto necessario.

La visiera del casco nero la nasconde mistificando l’identità.

“Vuoi sapere chi è il primo?” le chiede l’uomo delle scommesse. È lui che darà il via alle corse. Cinque chilometri cittadini da percorre a tutta velocità spazzando via tutti i sobborghi.

“Non me ne frega un cazzo di chi è il primo.” Fa con la voce più disincantata che può.

Lo sfidante si accosta rombando con la sua vettura.

Nora nemmeno lo guarda. I suoi occhi sono solo per la strada. Quella dalla quale vuole fuggire, quella strada che non avrebbe mai dovuto prendere.

Il rosso riflette sui contorni della carrozzeria nera. Piove ma è lieve. Pensa a quando sarà tutto finito. E se non si fermasse questa volta? Se desse vita ad un interrotto giovedì sera senza fine?

Chiude gli occhi.

Il verde lo sente dentro la pancia mentre la gabbia si scioglie.

Pesta il pedale in una promessa.

Il sorriso della ribellione si affaccia pian piano.



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