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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

"I dischi volanti del Re"






Johnny Cash sapeva bene chi fosse June Carter, la fidanzatina d’America, perché la sentiva cantare alla radio da ragazzino. Lei non aveva idea di chi fosse Johnny Cash fino a quando una sera, prima di un concerto a Nashville, lui la fermò nel backstage e si presentò così: “Io e te ci sposeremo, prima o poi”. Peccato che sposati lo fossero già entrambi con altri. L’attrazione tra i due fu evidente e immediata, ma c’erano di mezzo i sentimenti di altre due persone che eano a casa ad aspettarli, più un totale di sei figli tra uno e l’altra: non era cosa.

Era già il 1955 e Johnny aveva inciso “Folsom Prison Blues”, era famoso e a breve lo sarebbe divenuto ancor di più. Era nell’aria, se lo sentiva. Quello che non sentiva era il fluire dell’amore di June Carter verso di lui. Non era partito con la band per vederla e come di consueto qualcosa non era andato per il verso giusto. Ne aveva combinate troppe e lei gli aveva detto di filare dritto. Alcool, eccessi e droghe.

June.

Quel nome ancora era la nota mancante che lo faceva pendolare tra felicità e frustrazione. Un’altra delle sue più grandi frustrazioni aveva altre lettere, in verità ne aveva solo due: il Re. Proprio lui Elvis Presley.

Il boss della sua etichetta sembrava avere occhi e interessi solo per Elvis. E a Johnny rimanevano briciole di attenzione. Erano entrambi molto popolari e tutti i segnali lasciavano intendere che di lì a presto ci sarebbe stato un solo Re indiscusso.

Johnny non era venuto per competere con nessuno, competere era una perdita di tempo. Lui voleva superare i suoi limiti, suonare e vincere le sue paure, limare i suoi difetti e piacere a June, però allo stesso tempo pativa quella condizione di sfida con Elvis e non si sarebbe di certo sottratto.

Era tutta una questione di passaggi radiofonici e apparizioni televisive. E al momento Elvis aveva un netto vantaggio su di lui.

Sta di fatto che quella mattina Johnny era di partenza, non aveva chiuso occhio era stato rifiutato ancora una volta dalla donna che amava e la sera si sarebbe esibito in un paesino del Texas e proprio mentre stava per salire in macchina e farsi ore di strada in solitaria eccolo che si affacciò il boss della sua etichetta con la faccia sorridente delle grandi occasioni.

“Ehi, Johnny, mi fai un favore? Ti spiacerebbe portarti dietro un po’ di copie del singolo di Elvis?”

Solo per cortesia gli disse che non gli sarebbe dispiaciuto. In Texas qualcuno avrebbe provveduto a ritirare le copie e farle avere alle radio locali e ai negozi di dischi.

Sta di fatto che quello stronzo riempì letteralmente il bagagliaio della sua macchina e i sedili posteriori con i singoli di Elvis.

Per tutto il viaggio Johnny sentiva il peso e il rumore del Re addosso. Cercò di farselo andare bene e smaltire il semplice e inoffensivo favore ma quando si trovò ad arrancare su una stradina in salita con la vettura carica prese a imprecare e a colpire il volante, finché arrivato in cima tirò il freno a mano e scese furioso dalla macchina. Doveva calmarsi, fare come aveva detto lei, filare dritto… si guardò intorno. La vallata era illuminata dai raggi del sole al tramonto. Era tutto molto bello per giunta. Pensò a June.

Lo amava? Non era mica convinto. E gli venne in mente solo un modo per trovare la risposta.

Aprì il cofano. “M’ama non m’ama.”

E prese a lanciare i dischi di Elvis come frisbee nella vallata sottostante.

Dischi volanti sfrecciavano nell’aria svanendo.

Dopo un’ora, sudato e ansimante e con il braccio che gli doleva un po’, ma vuoi mettere… June lo amava!

Elvis era stato finalmente utile.

Si ricompose il completo nero e si lasciò gli occhiali. Accese una sigaretta, aspirò avido e si diresse alla serata, leggero come la sua macchina.

L’uomo in nero fischiettava una canzone che prima o poi avrebbe scritto.

“Yippee-yi-ya, yippee-yi-yo… Ghost riders in the sky.”







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