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Roberto Frazzetta scrittore

 
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"Poison Heart"



Il Mondo del Rock si è continuamente confrontato e accoppiato selvaggiamente con stili artistici diversi ma l’intreccio letterale è stato quello che ha smosso più animi, coinvolgendo fantasie epiche in un girone dantesco di reciproca contaminazione. Andai in visibilio quando scoprii la citazione di Ernest Hemingway nell’intrepida song dei Metallica “For whome the bell tolls” e dello stesso album “The Call Of Ktulu”, tratta dall’omonimo titolo di Howard Philip Lovercraft. I racconti horror-fantasy dello scrittore americano erano un costante riferimento per la band. E ancora i Rolling Stones con “Sympaty for the Devil” evocando “Il maestro e Margherita” di Mikhail Bulgakov, e poi i Queen che richiamano in “Bohemian Rhapsody” il romanzo-chiave del Novecento: “Lo straniero” di Albert Camus. Freddie Mercury sembrava dar voce a un uomo privo di sentimenti, autore di un omicidio raccontato dai due autori. Roba da sballare! Anche in Italia abbiamo avuto illustri musicisti invischiati così profondamente nella letteratura. I più grandi sono Franco Battiato con “Invito al Viaggio” che rende omaggio a Baudelaire, l’inarrivabile De Andrè con il tributo, datato 1971, che il Faber rivolge all’Antologia di “Spoon River” di Edgar Lee Masters.

E chi dimentica l’armonica e la chitarra rock di Edoardo Bennato?

Ingredienti dei due fortunati concept album, “Burattino senza fili” e “Sono solo canzonette”.

Il capolavoro di Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”, è alla base del primo. “Sono solo canzonette”, si rifà invece al libro di James Berry, “Le avventure di Peter Pan”. Canzoni come “L’isola che non c’è”, “Nel covo dei pirati”, “Il rock di Capitano Uncino” sono patrimonio collettivo, quasi al pari dei romanzi che le hanno ispirate.

Ma la storia realmente accaduta che mi fa andare fuori di testa per la sua instabile magia coinvolge uno dei miei scrittori preferiti in assoluto, una costante che rimane da quando lessi il primo romanzo a quattordici anni, e le costanti in tempi lunghi sono belle proprie fisse, ossessioni coltivate, molto pericolose.

E il termine è appropriato visto che si tratta del re Stephen King.

La storia narra che un giorno del 1984 Stephen si sveglia con un pensiero fisso, sin dalle prime luci dell’alba si alza e in testa gli risuona una canzone del suo gruppo preferito, i Ramones e la canzone è quella che gli aveva fatto scrivere l’anno prima un altro dei suoi incubi di successo: Pet Sematary.

King all’epoca era già indiscusso scrittore di fama con capolavori nel suo menù utilizzati già per film instradati sulla via del Cult.

Era anche l’epoca che il re era da sirene spiegate, totalmente sopraffatto dai suoi demoni, alcolismo e tossicodipendenza. Lui stesso disse di aver sottovalutato lungamente quelle mostruosità poiché non influivano per niente sulla sua produttività di scrittore anzi, riusciva a mantenersi disciplinato sulle duemilacinquecento parole scritte al giorno.

Una cosa veramente fuori dal comune, aliena.

Torniamo a noi, una mattina si sveglia con quest’ossessione e si attacca al telefono per tre ore spremendo tutti i suoi contatti e alla fine verso le dieci e mezzo ha il numero che gli interessa. Lo digita per un'altra ora compulsivamente fino a che dall’altro capo qualcuno dalla voce impastata risponde.

“Parlo con Dee Dee Ramone?” fa King tutto eccitato.

“Puoi scommetterci anche il buco del culo.”

Questo è l’esordio di come si conobbero il più grande scrittore horror e il leader cantante bassista del più grande gruppo punk americano.

Stephen andò dritto al dunque, raccontò che non era un grande momento per lui, stava bevendo troppo specialmente dopo che sua madre si era ammalata di cancro. Raccontò, a un attento Dee Dee, che sua madre era l’unico faro della famiglia dopo che suo padre era uscito di casa per una passeggiata e non aveva fatto più ritorno, quando lui aveva solo due anni. E che sognava ancora il suo amico morto nei binari del treno quando aveva cinque anni.



Il passato era ancora presente.

Insomma, stava andando a pezzi.

A queste confidenze Dee Dee Ramon, che era appena sveglio e impreparato a una telefonata di quell’impatto emotivo disse: “ Cosa possono fare per te i Ramones?”

“Voglio organizzare un concerto dei Ramones a casa mia, a Bangor, vicino Portland.”

“Questo ti farebbe stare meglio?”

“Non immagini quanto.”

“Va bene amico, facciamolo.”

Il Punk incontrò l’Horror.

Questo è l’unico caso, forse, nella storia del Rock che uno scrittore famoso organizza un concerto per conoscere i suoi idoli.

Una settimana dopo si tenne il concerto, ma siccome a quell’epoca i Ramones non erano così popolari, King dovette chiamare anche un altro gruppo pop per fare richiamo: i Cheap Trick.

Dopo il concerto Stephen organizzò una grande cena a casa sua dove invitò solamente i Ramones siccome i Cheap Trick lo facevano cagare.

Si racconta che a fine cena, gli animi erano leggeri e dopo aver strimpellato la chitarra con loro ed essere tutti quanti alticci e alterati, lo squillo del telefono ruppe l’atmosfera di casa King.

Qualcuno rispose forse lo stesso Stephen.

Sua madre era deceduta.

Il re crollò davanti ai loro occhi. Dee Dee Ramones scorse in un attimo il rivelarsi di una visione nitida, vide il bambino indifeso che si era trovato costretto a vivere in questo mondo terrestre, dove gli uomini avevano un cuore avvelenato perché la loro anima era alimentata da idee malvagie e cattive e dove il pericolo era dietro ogni angolo. E l’unico modo che quel bambino aveva escogitato per esorcizzare le paure era di scriverlo per tirarlo fuori.

I Ramones avvolti dalle loro giacche nere si unirono intorno e lo abbracciarono.

Poi continuarono a bere insieme e ripresero a strimpellare, solo che una canzone prese forma mentre la notte si rischiarava. E molte parole furono suggerite da King stesso.

Non si è mai saputo quale fosse il brano e se mai fosse uscito in qualche album successivo dei Ramones.

A me piace pensare che la canzone sia “Poison Heart”.



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