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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

"Una musica può fare" 3/7

Aggiornato il: apr 20



La notte era ancora giovane nonostante tutto. Le sirene del quarto livello erano spiegate e le strade ininterrottamente battute dalla polizia corazzata negli esoscheletri.

Riparati dalle mura umide di un appartamento abbandonato, Anayama e Yuki riposavano le loro membra.


Ora aveva piena facoltà del suo corpo e per quanto le poteva apparire strano avrebbe voluto suonare in quel posto, per lui, convinta che la musica gli avrebbe fatto scendere la febbre.

“Tu scotti sempre di più.” Disse Yuki.

“Le prestazioni dei miei impianti sono andate ben oltre il normale esercizio. Ho bisogno di riprendermi non si preoccupi Yuki.”

“Puoi smettere di parlarmi come se fossi una signora, se non te ne fossi accorto sono una ragazzina.”


Lui la guardò con gioia per quella inaspettata concessione.

Bagliori rossi e blu entravano dall’unica finestra dell’appartamento illuminandoli brevemente.

“Anche se la tua custodia è di una ragazzina io so che la tua anima è antica e merita rispetto.”

“Tu mi hai salvato, il tuo rispetto va oltre i canoni del buon modo. Ti prego.”

“Va bene, se questo ti rende più felice. Yuki, io lo farò. Ora ti chiedo di rimanere in silenzio per il tempo necessario alla scansione della mia armatura.”

Dall’avambraccio compose una combinazione di sequenze e l’armatura del samurai iniziò a processare informazioni alla ricerca dei danni neurali. Anayama girò gli occhi.


Lei si guardò intorno, la stanza sgocciolava ovunque, dalle pareti annerite e dal soffitto. Sapeva poco di questa città e tantomeno dei livelli inferiori. Suo padre non era ma sceso sotto al dodicesimo dei tredici. Figuriamoci saperla al quarto. Il suo investimento stava andando in fumo e con lui tutti gli accordi per il suo infinito tour. Lo guardò e da quel volto che si ergeva sopra l’armatura sentiva solo l’emanazione di vibrazione piacevoli. La sua mano gli sfiorò la fronte e sentì la temperatura salire. Poi un rumore dabbasso. Qualcosa era stato abbattuto e aveva prodotto un suono molto simile a una frana. E ora? Cosa avrebbe fatto? Cercò di chiamarlo a bassa voce e gli si strinse al braccio. Anayama era spento, senza nessun segnale di vita. Dal suo petto un ronzio sommesso echeggiava sordo o forse era il riverbero dell’acqua. Rumore di passi. Salivano in fretta la scala da dove anche loro erano passati.


Si erano rifugiati nella rientranza di un muro del locale abbandonato e confidò che l’ombra li avrebbe nascosti. Non poteva sapere che la polizia di Nova Edo utilizzasse scanner termici a rilevazione dinamica. Li avevano trovati.

Ora li sentiva anche lei. Uomini sostavano davanti alla porta.

Sarebbero entrati e l’avrebbero riportata indietro. No! Non era così che sarebbe andato il suo sogno e se Anayama era fuori uso sarebbe toccato a lei inventarsi qualcosa.

Si nascose ancora di più nell’ombra, aveva bisogno di tempo per pensare. La sua testa urtò una lastra di un qualche materiale simile al policarbonato e produsse una lievissima onda di suono.

Ebbe un’idea… e se quello che aveva detto il samurai fosse stato vero? Afferrò la lastra e si accorse che quel materiale era altamente sonoro. Era pazzia ma tanto valeva provare.

Le sue mani si aprirono al solo pensiero di voler produrre suono e i mille tentacoli nervosi si poggiarono delicatamente su tutto il perimetro della lastra facendola muovere librando in aria.

Quando i poliziotti fecero irruzione una melodia arcana e ipnotica si era impossessata dell’aria e dei loro timpani.


Yuki eseguiva essendo contemporaneamente anche il direttore d’orchestra. Li fece entrare ordinandolo con le melodie. I quattro poliziotti si disposero in riga davanti all’entrata verso di lei. Non potevano parlare, ne pensare ma se fosse stato possibile sapere i loro ultimi pensieri sarebbero stati tutti sublimi.

Invece ordinò loro di gettare le armi e dormire il sonno più profondo che potesse immaginare.

Caddero a faccia avanti e si rannicchiarono in posizione fetale mentre fuori la pioggia continuava a tormentare l’aria.

Quando Anayama riemerse dalla scansione la vide ancora trafficare con quella strana lastra, si guardò intorno e capì.

“Beh gli è andata meglio di quanto potevano immaginare.”

“Ma che cos’è questo materiale?” Dall’elmetto il Samurai fece luce e illuminò l’oggetto.

“Questa è una lastra diagnostica. È un reperto storico, nei tempi passati veniva utilizzato come materiale dove si imprimevano attraverso delle radiazioni a basso dosaggio le indagini mediche. Vedi questo è un femore.”

“Ha un suono delizioso. Possiamo portarlo?” fece lei entusiasta. In quel frangente la genuinità che trasudava dalla sua custodia si espresse totalmente, a tal punto che Anayama si sentì imbarazzato.

“Faremmo meglio ad andare.” Disse lui.

“Ti senti meglio?”

“Sì, anche se presto avrò bisogno di cure specifiche, e soprattutto di vitamine.”

“Dove mi porti?”

“Sono riuscito a mandare un segnale, ci preleveranno a breve, dobbiamo solo raggiungere il punto più alto di questo stabile.”

“Che cosa è successo qui?”

“Guerra nucleare, poi l‘asteroide e infine lo scioglimento dei ghiacci. Il quarto livello è stato il primo di molti progetti di sviluppo verticale delle metropoli per sopravvivere. Sono anni che nessuno vive più qui, i livelli inferiori sono parte del mondo sommerso.”

Uscirono e lui impugnò uno dei fucili dei poliziotti.

“Chi ci viene a recuperare?”

“Amici.”


La risalita per conquistare il punto era ardua, le scale erano pericolanti. Ci misero più del previsto e quando arrivarono nella zona stabilita trovarono il flyer che li attendeva con due uomini della resistenza in loro attesa.

“Ciao Samurai, sbrighiamoci qui tira una brutta aria.”

Yuki entrò per prima e mentre stava seguendola Anayama avvertì l’atterrare brusco alle sue spalle. Due tecno droidi delle forze dell’ordine intimarono di consegnarsi e gettare le armi.

“Alzatevi in volo, li regolo io.”

Immediatamente il mezzo si staccò da terra con uno sbuffo d’aria calda. Anayama estrasse le spade.

“No! Aspetta.”

Era tardi e lei avrebbe dovuto saperlo. Il samurai saltò giù mentre lei s’innalzava nel flyer.

(Continua...)



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