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Roberto Frazzetta scrittore

 
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LA STANZA DI LACRIMA Tratto dalla raccolta di racconti "Spazi vuoti"



Molti mi accusano di misantropia, di eccesso di zelo e perfino di aberrazione.

Tali accuse che punirò al tempo giusto sono infondate. C’è pure chi dice che io, Asterione, sia uno schiavo! Devo forse ricordare che non sono io il proprietario di questo stabile?

Non ricordo da quanto queste pareti torturano i sogni miei, ma di certo non le ho innalzate io queste… queste mura. C’è una cosa sola di cui sono certo, la fuori quella finestra brilla il sole e qui dentro io, il grande Asterione.

Forse il sole l’ho inventato io un giorno ma non ne ho memoria, forse io mi sono inventato ma davvero credo sia stupido inventarsi dentro uno spazio così piccolo come le mura sfatte di questa stanza, anzi di questo Motel. Già perché di Motel trattasi, di posto da poco conto dove le stanze sono identiche come in un labirinto e la gente strilla e rumoreggia e si perde… dove la frase più consueta che conto ogni giorno è “ fermiamoci qui a dormire, tanto è solo per una notte!”

Una sola notte, ecco… ora ne ho memoria, inventai il sole per dare scadenza a questa sola notte.

La gente qui perlopiù ombre e respiri, e io mi immagino che vengano tutti a farmi visita, ma in verità non passa mai nessuno. Tutti si perdono girando dentro una gabbia più grande. Forse presto, uno di loro entrerà da quella porta sgualcita e mi salverà. Il mio Salvatore… lo profetizzò un tipo una volta battendo rumorosamente con i pugni dall’altra stanza…. E da quel giorno che avverto una speranza… anche io potrò finalmente uscire… come una volta. Tanto tempo fa lo ricordo appena, sono uscito fuori ma chi stava fuori gridava e piangeva affinché io, tornassi dentro. “È la paura! È la paura che hanno di noi!” Disse mia madre. Poi nemmeno lei tornò e io rimasi chiuso in questa stanza.

E così aspetto il mio Salvatore, che di notte quando tutti gli altri respirano forte e suonano i letti io lo sento. Sento il mio Salvatore che respira!

A volte mi annoio, e così immagino che uno come me mi venga a far visita, e la mia stanza non è più stretta, le mura crollano e aprono immensi giardini, così io faccio “Prego per di qua!” e mostro quanto è grande il mio castello, e porgo inchini e dico “ Ora entriamo nel palazzo reale!” e di colpo sono re, re di un guscio di noce, ma sempre re e racconto al mio ospite tutta la mia vita che ricordo e tutte le cose strane che ho sentito nel tempo sussurrare dai muri. E a volte ridiamo, ridiamo a lungo che se è notte tutte le stanze smettono di agitare le anime dentro. E le anime cercano di scappare, ma l’uscita non esiste… “..è la paura!!”

Come all’improvviso le anime svaniscono, è la paura diceva mia madre e anche il mio ospite lentamente sparisce e della risata si perde anche il suono.

A volte sono triste e penso che per troppo ci sono stati segreti nella mia mente. Per troppo tempo ci sono state delle cose che avrei dovuto dire nell'oscurità . Cammino nervosamente davanti alla porta cercando una ragione, cercando il momento, il posto, l'ora che sia comoda al mio Salvatore…. Perché Astersione vuole vivere gettarsi nel mare, osservare un’onda libera riversarsi contro e affondare la paura che ho costruito dentro queste mura…e così… così mi sogno di nuotare e mi getto a terra e il pavimento è liquido, e l’ acqua salata, acqua che si muove intorno a me… e poi so che sono le mie lacrime, le mie emozioni, l’acqua si muove e cola dal viso mentre io mi addormento, e le stanze smettono di agitare dentro le anime.

Ma sento un rumore, che fosse davvero giunto…lentamente mi sveglio, lentamente mi alzo e mi inginocchio nella notte di fronte alla porta sgualcita del mio castello…e la vedo scricchiolare e aprirsi, la polvere cadere, una lieve luce è prima cosa ad entrare… “Prego per di qua!” E porgo inchini… che fosse il mio Salvatore… che venga a portarmi in un posto dai diversi colori. Che sogno…mi fermo qui a dormire, tanto è solo per una notte. Che sogno questa notte.

La canna della pistola brilla nella luce del sole, una mano lustra con un panno cancellando le ultime gesta.

“Ci crederesti Arianna…” disse Teseo… “il Minotauro non s’è neppure difeso!”

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