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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

"Wicked game"

Aggiornato il: 4 dic 2018




Quando quella sera mi ritrovai stravaccato sul divano di casa di Chris, era un mercoledì afoso di giugno. Anno domini 1988. L’aria era inquieta e già il fatto che fosse mercoledì e che fossero quasi le due di mattina era un’altra assoluta conferma della pericolosità di quel giorno. Tutto può accadere di mercoledì notte, specialmente nella città degli angeli. Chris era agitato e continuava a bere birra da due bottiglie di Anchor poste per la stanza disordinata e vissuta della sua residenza in stile surf Rockabilly.

Era preoccupato.

Sbuffava sommesso e con stile visto solo a Fonzie e da qualche attore di Beverly Hills, le sue espressioni terminavano con l’immancabile fronte corrugata e lo sguardo ammiccante. Aveva pure jeans e t-shirt bianca. Probabilmente fossi stata una squinzia avrebbe attecchito di più nella mia fantasia ormonale. Invece ebbe l’effetto retrò della nostalgia dei telefilm dell’epoca.

“Insomma?” chiesi. “Perché mi hai fatto venire fin qui?”

“Sei stanco?”

“Beh, i viaggi nel tempo non sono proprio una passeggiata dietro l’angolo ed io comincio ad avere troppe ore di sonno arretrate, però per te lo faccio sempre volentieri.” Come di consueto quel passato divenne presente. Mi tiro su dalla fossa del divano che sembra avvinghiarmi come una sirena instancabile. Intorno, sulle pareti della stanza, due tavole da surf shortboard, un paio di guantoni da boxe letteralmente appesi al chiodo racconta del suo passato e della dedizione del presente. Un poster di Roy Orbison e una gigantografia indiscussa del Re si sfidano da debita distanza.

La chitarra è in un angolo, una Gibson ES 345. Bianca.

“Non riesco più a dormire bene. Da un mese… circa.”

“Quindi, fammi capire bene, sono venuto qua e non ho visto i miei amati cartoni perché tu non dormi bene? Potevi risolvere alla Elvis, con qualche compressa…”

“Non nominare Elvis invano. La questione è delicata…da quando l’ho conosciuta, non dormo bene, lei mi agita. Anche a distanza.”

La cosa si fa interessante.

“E lei ha un nome?”

Chris si allunga verso il tavolo sommerso da lattine vuote, una bottiglia di Anchor ancora gocciolante, fogli con frasi abbozzate, spartiti…e prende un libro. “L’arte di sognare” Carlos Castaneda. Ottima lettura. Lo apre e dalle pagine scivola fuori il segnalibro. Una foto. Una foto di donna. Me la porge.

“Estrella.”

Rimango in silenzio.

Una Dea. Ma una Dea di un pericoloso culto. La Santa Muerte.

“Lei…è messicana.”

“Amico… ogni uomo ha nel cuore un’amante messicana.” Mi approprio di una battuta di un film che ancora non ha potuto vedere nel lontano ‘88.

“Estrella è pericolosa.”

“Oh lo vedo bene, ne ha addirittura due di pericoli e pure belli grossi.”

“Tu ci scherzi, ma è un problema per me. L’ultima volta mi ha messo nei casini. È una gatta selvaggia. Indomabile.”

“Eh sì, sono problemi. Ne vorrei avere anch’io di questo genere.”

“Non riesco a smettere di guardare la foto.” E tende la mano per riaverla. Lo lascio attendere. È veramente splendida e lo sguardo parla di passione e pazzia, di risate, morsi e vizi, melassa e fuoco sulla pelle.

“C’è un incantesimo sulla foto. Ci passo ore a guardarla. Anche nel futuro avete questo genere di problemi?”

“No. Abbiamo risolto con Instagram.”

“Cos’è Instagram?”

“Un’applicazione di distrazione di massa.”

“…una cosa?”

Gli rendo la foto. A malincuore.

“Credo mi abbia fatto una stregoneria.”

“Posso immaginare di che tipo.”

“Sono completamente in suo dominio. Quando mi chiama non riesco a dirle di no e l’ultima volta sono finito nei casini con tizi del Cartello. Quella è gente che non scherza.” “Ma è chiaro, questa reazione è coerente con la tua poca dose di Rock nell’animo, sei troppo Country e Rockabilly. Quest’alchimia non ha potere su questo genere di problemi.”

“Ma che dici? Spiegati meglio…”

“Nella tua musica manca la paura.”

“Che c’entra la paura nella mia musica?”

“Quella è la magia. E il potere del Rock è la paura.”

“Non ti seguo.”

“Stai attento, questo è un passaggio fondamentale. La reazione alle vibrazioni musicali, armoniche o meno, ha sempre spalancato orizzonti misteriosi, mistici e persino diabolici nella conoscenza dell’animo umano. La prima lunga, lenta nota di un preludio o l’attacco esplosivo di una canzone ci provoca sempre profondi sconvolgimenti che investono la memoria e il nostro sentire estetico ma non solo questi, certe reazioni sono molto meno “mentali” e più prossime a ciò che di animalesco abbiamo nascosto, ma non troppo bene, nel nostro essere. I compositori, e tu sei uno di loro, hanno una conoscenza intuitiva di ciò che è percepita come paura, ma in genere non sanno che stanno sfruttando la nostra predisposizione evolutiva ad agitarci e provare emozioni negative quando ascoltiamo certi suoni. Questo effetto è stato verificato facendo ascoltare a un gruppo di soggetti brani neutri intercalati da improvvise distorsioni, per tutti i volontari quando la linea sonora era modificata da sintetizzatori, il coinvolgimento era maggiore ma anche carico di emozioni negative. Qualcosa di simile era emerso da uno studio precedente in cui erano analizzate un centinaio di colonne sonore di film appartenenti a vari generi. Che so, per l’horror grida femminili e suoni distorti erano stati l’espediente migliore per stimolare tensione. Scatenare una leggera risposta di paura è un procedimento molto efficace a livello di gradimento che si riscontra spesso nelle attività estetiche, come leggere un racconto di Poe o guardare Shining.”

“Adoro Kubrik.”

“Siamo in due allora.”

“Mi piacerebbe essere presente nelle sue scelte musicali.”

“Kubrik utilizza proprio questo ingrediente di paura anche nella musica dei suoi film, mettendo in luce come l’essere umano ami essere un po’ spaventato, pur nella certezza di essere totalmente al sicuro. Ciò è vero fin dai tempi della tragedia greca, dove la paura e l’orrore erano mezzi per acquisire consapevolezza, nella musica il procedimento è differente, molto più sottile e segreto ma sempre efficace. Il Rock ha trovato nel pedale distorsione la sua chiave per tenerci col fiato sospeso. Un gioco malvagio.”

Il telefono squilla.

Chris mi guarda, alza la cornetta ma è intontito.

È Estrella. Vuole venire a parlare con lui. E per evitare malintesi specifica, vuole venire… a parlare con lui fino a quando non avrà più forze.

“Va bene, vieni pure.” Fa Chris e mette giù la cornetta.

L’umana debolezza…

È tarda notte, è mercoledì nella città degli angeli, a quest’ora non si parla molto e Chris lo sa bene.

“…è lei. Sta arrivando.”

“Appunto.”

“Appunto cosa? Forse dovrei richiamarla, dirle di…”

“Allora non mi hai ascoltato.”

“Cosa? Come si fa a mettere paura a una donna bella che fa paura?”

“Prendi la chitarra e componi una canzone più bella di lei.”

Dapprima è l’incredulità a farsi beffa della sua faccia ma poi, il sorriso si insinua.

Bingo. Chris s’illumina.

“Pensa a un mondo in fiamme e al suo cuore selvaggio…”

Afferra la Gibson, si siede e la magia della paura e della musica fa il resto. S’incastrano subito gli accordi.

The world was on fire and no one could save me but you..” le parole gli escono di getto, il tappo è tolto e Chris è così dannatamente bravo.

Mi gusto tutto il processo creativo dal divano. La birra Anchor è amara adesso.

Quando Estrella suona alla porta, deve insistere più volte, Chris è felicissimo, la canzone è terminata. Sa di aver scritto un grande pezzo che fa paura, perché lo sai sempre quando i capolavori hanno passi diversi.

Applaudo.

“Buon divertimento amico.” Gli faccio battendo la mano sulla spalla.

“Grazie Rob.”

“Esco dal retro, non mi fermo a guardare, sarebbe una cosa cattiva.”

Sorride di traverso alzando il sopracciglio.

Attraverso la cucina mentre lui va alla porta.

Sento la voce della ragazza, è felice e percepisce anche la gioia dominante di Chris Isaak.

“Sei felice di vedermi?” chiede maliziosa.

“Molto. Vieni che ti faccio sentire una cosa.”

Forse gli si avvicina maliziosa. “Magari dopo, che ne dici?”

“Guarda, non ti offendere, sei bellissima ma lo è di più questa canzone. Ascoltala.”

La paura le è già entrata in circolo e ogni nota riverbera con le parole del testo.

Lo sento attraverso i vetri, da fuori mentre svanisco.


“The world was on fire and no one could save me but you It's strange what desire will make foolish people do I never dreamed that I'd meet somebody like you And I never dreamed that I'd lose somebody like you

No, I don't wanna fall in love No, I don't wanna fall in love With you

What a wicked game to play To make me feel this way What a wicked thing to do To let me dream of you”


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