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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

"Bad Things"



(Metti na canzone, vedi un’immagine, c’è la quarantena... ed è tutto subito surreale. Buona lettura.)

Quello che mi successe fu davvero sogno.

Ma cos’è un sogno?

È una specie di film, impalpabile come la più astuta delle filigrane… che scorre e passa lì, dentro il tuo planetario… solo che tu sei dentro e ne fai parte.

Era un periodo il mio, iniziava con palpebre alzate e finiva con le palpebre chiuse. Sapevo lo stretto necessario, ossia che il rock era morto, che il mondo andava a malapena e che quel tanto agognato qualcosa ancora non mi si era manifestato.

Comminavo verso l’ufficio, ero il solito pedone consumistico afflitto di sempre, un velo da tristezza anni ottanta stile Cure avanti agli occhi a mediare sguardi. Fino a che una mattina avvertii una voce frusciare nel pozzo delle orecchie.


“Oggi si cambia.”

Voce senza filo d’Arianna.

Era ora… pensai nel silenzio della cucina ornata a festa per i convenevoli della solitaria colazione.

Meditavo di accogliere il cambio con una verve degna e aumentai in modo smodato la profumazione ai lati delle orecchie e nel sorriso della ruga nel collo.

Speravo nel compimento del mio destino. Uscivo per andare in ufficio appunto e mentre la forza dell’indignazione giocherellava con le chiavi della porta di casa, mi accorsi di essere fuori.

Sia in senso fisico che meta…

“I wanna do bad things with you. When you came in the air went out.”

Una musica. E una voce. Lì! Nella mia testa. A fare da sfondo. Mica male per un principio di esaurimento. Fantastico.. ogni passo batteva il tempo di una batteria e non era male.

Il rapimento era sbilenco e di colore indefinito, la mia testa era appesa nell’ascolto e il corridoio che portava alla porta era stranamente luminoso… di fuori la situazione cambiava. Gli spazi ampi rendevano degne le vibrazioni degli accordi e la voce era di un disarmante quanto mai allarmante.

Immagina di aprire la porta del tuo palazzo e fuori è audio woodstock.

Fosse che Dio, stanca e tediata avesse deciso, così damblè senza trucco e prevendita di esibirsi gratuitamente in un osceno blues… “ I'm the kind to sit up in his room.

Heart sick an' eyes filled up with blue.”

La gente sorrideva impaurita e per strada un silenzio si era fatto largo sgomitando e solleticando pazzia e affini. La musica procedeva il ritmico imprimere. Molti guardavano in tondo cercando colpevoli, altri battevano la testa con le mani cercando di far uscire la musica da dentro. Spettacolo non da poco. Io camminavo e l’esistenza non era mai stata così abbellita. Sarà forse che adoravo in senso assoluto i fuori programma e gli imprevisti. L’ufficio era vicino… troppo. Ballare…

Il primo giorno andò così.

Una sola canzone… lunga quel tanto da impazzire e considerare il senno cosa da pochi argonauti. Il mondo dimenticò il resto. Edizioni straordinarie di tg e blog e social impazziti, messaggi whattsup a ruota… la song era stata avvertita da tutti, sia nelle teste che al di fuori. All’aria aperta… la musica era di tutti e quella era inedita.

La seconda apparizione fu simile alla precedente. Ore sette del mattino… messaggio preparatorio


Oggi si cambia!

Ore sette e quaranta… inizio concerto… la song era la stessa tranne che più passionale nel momento del solo e a dirla tutta Dio suonava da sballo, la sapeva lunga la piccola con quelle mani.

Sgomento.

Il terzo giorno aggiunta di cori ed effetti alla voce. In principio era il verbo… e la voce del verbo era… difficile da smembrare e catalogare in etichette. Di certo non assomigliava a nessuno sentito… no maschio. Era una certezza per quelli come me che sentivano che Dio era femmina. Era Dea.

A metà del quarto giorno, inaspettato partì un reprise… tacco e punta stile blues primordiale spaccò l’aria fino agli stomaci in sussulto. La song era una modifica, una rivisitazione straziata e sofferta. La voce più roca. Forse la Dea aveva alzato il gomito. In strada erano tutti leggermente indignati dal dominio dell’audio sul video, di Lei nemmeno l’ombra. I nasi erano all’insù. Molti avevano preso a ballare al vibrare di quelle note e il ballo era coinvolgente, una voodoo dance con salti e grida, per le strade volteggiavano nel traffico inesistente moltitudini di anime.

But before the night is through, I wanna do bad things with you.

I wanna do real bad things with you.

Il quinto giorno fu una session imperdibile, coercitiva… un preludio da Dea a noi, con archi e ottoni, viole e flauti… chissà poi perché Lei avesse scelto la lingua inglese per cantare era magari uno dei misteri di Fatima… alzò l’attesa e quando partì l’inciso, tutto il mondo alzò le mani in segno di grande sollievo nel riconoscimento della song. Dio c’è e suona!

E fu lì che mi venne l’idea. E se mi venne forse tuttora credo che sia stata Lei a darmela. Salire con la vecchia Telecaster avana di mio padre sulla cima del grattacielo davanti al mio. Per non perdere nemmeno una nota andai lì la sera prima.


“Oggi si cambia!”

La voce mi destò dal mio freddo riposare. Sotto… il mondo ai piedi ed era così simile a un formicaio… guardai nel cielo aperto dalle luci del mattino e notai grandi elicotteri batterlo in ricerca.

Cercavano Lei.

Avevo il meglio vestito rock, lo stivale blues e il cappello jazz e l’occhiale glam… il microfono era quello di Elvis, partì una luce a fascio che dall’elicottero intimava su di me. Uno, poi due, infine troppi insetti in cielo che quando partì il preludio sobbalzarono leggermente. Ero in diretta insieme a Lei! Mega schermi ritraevano il mio essere, così fasullo e allo stesso tempo libero dall’originale.

Sesto giorno, ore sette e quaranta. Ultima apparizione.

Partì la musica e il mio trattenuto ballo sgorgò tra lacrime e stupore di formiche… Lei aveva deciso di mandare ancora una sua scintilla e questa volta aveva scelto la figlia… la secondogenita sotto forma di Messia multimediale. La voce uscì davvero da me e mi riscoprii femmina… i capelli svolazzavano nel vento e le mani affusolate stringavano le corde della mia anima. Assolo… La figlia suonava come la Madre e sapeva di talento… la song era un successo miracoloso e del messaggio passava la passione della grinta, e mentre suonava, perdeva inchiostro e sangue. Quel sacro paonazzo impeto aveva scacciato lontano il pulviscolo delle emozioni immorali e aveva infiammato di rosso cremisi la vampa della felicitante figlia. E in qualche istante speciale un brivido dipinse su tutti ovunque la smorfia amara dell’indignazione, e uno schiocco alla consapevolezza collettiva che si riscaldò dal freddo della ragione.

Voilà, sveglie tutte le anime assopite.

Purificazione gratuita, lavagna cancellata, la musica si sente, la musica non smette mai.

Ultima apparizione.

“I don't know what you've done to me,

But I know this much is true

I wanna do bad things with you.

I wanna do real bad things with you.” Settimo giorno.

Riposo.



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