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Roberto Frazzetta scrittore

 
  • Roberto Frazzetta

"Solo un Simbolo" 5/7



La videro da lontano ed era già bellissima. La metropoli era in fase di ricostruzione, solo pochi insediamenti si ergevano nella distesa di fango. Il simbolo della città era l’immenso elefante Ganesh con quattro braccia che nel suo luccichio d’orato proteggevano la città. Sparsi per l’area i templi dedicati alla Trimurti Antica spiccavano più alti dei pochi grattacieli temporanei che ricordavano le epoche passate. Quel tipo di architettura, con la condizione post cataclisma del pianeta era obsoleto.


“Che cosa è quello che ha sospeso in una mano?” Yuki era appiccicata al visore che dava sul panorama esterno. Il jet stava sorvolando la metropoli nell’attesa della conferma di atterraggio da parte dell’eliporto.

“Quello è l’ologramma di un fiore di loto.” Rispose con tono gentile Anayama.

“Ma è immenso.”

“Già. La statua solamente ricopre dieci livelli, la città sarà edificata intorno.”

In meno di un’ora erano giunti a Shambala, non avevano chissà quanto tempo. Presto sarebbero stati braccati dalle guardie private del padre di Yuki. E i Mat potevano permettersi la più spietata ed efficiente milizia.

“Perché il fiore di loto?” chiese insistentemente la ragazzina.


Quell Christ sorrise sghemba dal pannello di pilotaggio.

“Per gli Hindustan, il loto è un simbolo di molta importanza. È il fiore che manifesta la sua bellezza sorgendo dal fango. Così ci si augura che sarà per la Shambala ricostruita.”

“Perciò è solo un simbolo.”

“Sì solo un simbolo, come lo è quello di erigere una statua di novecento metri. Sono gli esseri umani che conferiscono potere ai simboli.”

“Allora gli esseri umani di questo posto hanno un potere davvero notevole.” Era in quelle espressioni che il samurai scorgeva la purezza originale che aveva solcato gli anni rimanendo immacolata. E non poté fare a meno di rinforzare la sua promessa. L’avrebbe protetta.

“Ci siamo mia signora. Abbiamo le autorizzazioni per attraccare all’eliporto, attracco numero 7.” Disse il secondo pilota rivolto a Quell.

“Procediamo pure, Steve.”


Passarono dinanzi alla grande statua e videro chiaramente che altri ologrammi erano attivati e si muovevano ipnotici nella fronte e sulla corona del dio elefante. Attorno, nell’area sottostante era tutto in fermento, ovunque si vedevano operazioni di bonifica del terreno e lavori per la predisposizione delle fondamenta. Con un immenso lavoro di barriere di contenimento idrico e dighe a propulsione mobile, gli ingegneri Hindustan erano riusciti a circoscrivere una vasta area, salvandola dall’acqua così da poter ricostruire la metropoli. La terra salvata dall’innalzamento delle acque terrestri aveva bisogno di trattamenti e bio-sostegno chimico. In meno di un anno sarebbero riusciti a creare i primi dieci livelli così da innalzarsi sopra lo strato delle acque una volta aperta la barriera.


Attraccarono lasciando il jet alla fonda di una torretta di sosta breve. Osservando il traffico aereo, il loro arrivo non sarebbe passato inosservato. Non erano molte le persone che si recavano in quella fetta di mondo.

“Qual è il piano?” chiese il Samurai aiutando Yuki a scendere.

“Rimanere vivi e scendere nella città. Ci dovremmo recare nel tempio di Shiva. Area 71.” Disse Quell dalla scala che li stava portando alla dogana.

“Cosa c’è in quel tempio per noi?”

“Stai facendo troppe domande, Samurai. Pensiamo a passare la dogana.” “Se vuoi, mia signora, posso pensarci io.”

“Non sempre il metodo della Via è necessario. Prendete, ingoiate queste.” Rispose consegnando due piccole pillole nel palmo della sua mano metallica.

“Che cosa sono?”

“Nanotecnologia. IDU temporanei, si scioglieranno nel nostro corpo e raggiungeranno istantaneamente la nostra pila, fornendoci un’identità momentanea nuova e credibile.”

“Fantastico.” Disse Yuki ingollando la pillola. Lo stesso fece Steve.

“Bene. Non avendo la pila ho da corredo un software per il disturbo. Dovrei riuscire a eludere il loro sistema di screening.”

“Lo spero Samurai.”

“Altrimenti il metodo della via…”disse carezzando l’elsa di una delle katane.

“Vorrei evitare di diventare popolare anche qui.”

Giunti alla dogana, dei droidi dotati di cervello di comparazione svolsero le prime analisi di sistema per vedere se i nuovi arrivati trasportassero nel loro metabolismo virus bellici. Li fecero entrare in cubi di vetroklas per le indagini. Il controllo fu negativo quindi un piccolo fascio di luce diottrica passò sulla base del loro collo per la lettura della pila.

Attimi di tensione prima che il fascio divenne verde. Passarono il controllo e le porte di contenimento si aprirono consentendogli il passaggio.


Al samurai fu passato un cavo sottilissimo, lo prese e lo portò in connessione sotto il suo orecchio destro. La fibra ottica entrò nella mappatura del suo sistema e lesse il contenuto.

I droidi scattarono sull’attenti.

“Siamo onorati di riceverla Generale.”

Passò anche lui.

“Ma cosa hanno letto?”

“Quello che sono. Primo Generale delle forze Sitak.”

Sorrisero per l’esagerazione.


Erano quasi al livello esterno quando videro gli accessori necessari. I termo stivali. Ognuno in quella città così fangosa, dato che quel terreno era rimasto inabissato per molti anni, camminava con quelle singolari scarpe che mantenevano i piedi asciutti e impedivano al fango di entrare.

“Io non le indosserò.” Disse risoluto il Samurai.

“Temo sia fuori questione, signore.” Rispose l’addetto Hindustan alla validazione d’uscita.

Il secondo venditore continuò. “Non è consentito a nessuno camminare nel fango. Inoltre con il peso della sua armatura le sarà oltremodo indispensabile.”

“Oltremodo?”

“Mi dia retta.”

“Solamente se li avete rossi.”

“Ma certamente signore, abbiamo tutti i colori. Questo è un rosso che si adatterà automaticamente alla sua tinta.”

“Vogliamo darci una mossa?” disse Quell.

“Sono 200 crediti Hindi, signore.”

“Cosa? Ma questo è un furto. Posso dartene 50.”

“50? Così mi offende questo è business, ho da sfamare una famiglia. Posso scendere a 150.”

“90 crediti Hindi o non se ne fa nulla.”


Quell era esterrefatta. Sapeva dell’importanza della trattativa ma non era quello il momento.

“100 e concludiamo l’affare!” disse l’Hindustan allungando la mano.

“E va bene.” Il samurai posò l’indice sul display dell’addetto e acquistò i stivali termici.

“Che c’è? Perché mi guardate?”

Yuki sghignazzava e con quelle calzature che le arrivavano oltre il ginocchio davano l’idea che avesse delle gambe artificiali impiantate.

In quel momento un rumore rapì l’attenzione di Anayama. Si fracassarono le vetrate polimeriche della dogana sopra di loro e una pioggia di schegge gli cadde addosso. Prontamente il Samurai fece scudo con la sua corazza proteggendo la ragazzina.

Una squadra di tecno ninja si proiettò nell’area dove si trovavano, riuscendo ad accerchiarli. Ogni uscita era bloccata.


“Merda, sono custodie potenziate.” sibilò Quell Christ.

La polizia dell’eliporto non intervenne, le due guardie sapevano di essere inferiori sia di numero sia di potenza quindi diedero l’allarme aspettando i rinforzi.

“Tra poco qui si riempirà di gente.” L’armatura del Samurai automaticamente avviò l’assetto da guerra e l’elmo si illuminò di rosso.

“Noi creiamo un diversivo, tu Steve porta via Yuki.”


“No!” e con un gesto fulmineo prese il braccio della ragazzina e la mise dietro di sé. “Io non la lascio. Ho giurato.”

“Testardo di un samurai. Allora dovrai prestarmi una delle tue spade.” Disse Quell.

“Perché tu sai combattere?” le domandò tremante la ragazzina.

“Io sono Quell Christ Falconer e sono nata per la guerra.”


Dalla coscia dell’armatura uscì una frusta a energia.

“Dovrai accontentarti di questa. Non puoi chiedere a un samurai di separarsi dalle sue spade.”

I primi avversari si avvicinarono in corsa. Erano armati di lame anche loro.

La velocità fulminea del Samurai era al pari di quella dei ninja. Gli si scagliò contro e lo scintillio delle lame a energia diede inizio alla battaglia.


La frusta che aveva Quell poteva colpire a distanza e quando gli altri ninja si scagliarono su di lei, brandelli di carne e pezzi di tuta da combattimento furono strappati da quel giocattolo che fendeva l’aria come un serpente elettrico. Un tecno ninja lanciò una nuvola di shuriken. Roteando la frusta ne disperse molti.

Uno shuriken avvelenato passò le barriere del serpente elettrico e finì nella spalla di Steve. Cadde esanime.

Non c’era tempo per disperarsi.


I loro avversari erano temibili ma la superiorità tecnica della rivoluzionaria era senza eguali. Un misto di arti marziali e strategie tattiche da guerriglia. Si sbarazzò delle file dei nemici e tornò a proteggere Yuki.

Il samurai si stava battendo con gli ultimi due superstiti. Le sue spade volteggiavano e lo proteggevano dagli attacchi improvvisi e combinati dei ninja che si muovevano come un unico organismo.

A un tratto Anayama unì le due katana che si incastrarono divenendo un’unica lama esageratamente lunga. Nessuno poteva maneggiare un’arma di tale lunghezza. Tranne lui. Dopo averli messi in crisi con un fendente li trapassò entrambi.

“Ne stanno arrivando degli altri!” disse captando le informazioni uditive dai suoi sensori.

“Andiamo al tempio.”

Il samurai rinfoderò la spada, prese Yuki sotto braccio e uscì dal gate dell’eliporto sfondando la porta con un calcio.

“E addio agli stivali.”


Salirono sul primo aerotaxi, convincendo il guidatore a scendere.

Anayama lo estrasse lanciandolo nel fango. La sua stazza era troppo grande e con l’armatura non sarebbe riuscito a pilotare. Saltarono a bordo e altri ninja iniziarono a inseguirli, la loro andatura era rallentata dalla fanghiglia. Non li raggiunsero mai e quando presero le vie del cielo, erano un bersaglio fuori ogni portata.

“Beh come entrata in scena non era male.” Disse sorridendo Quell.

“Dove stiamo andando ora?”

“Al tempio di Shiva. Non temere, ragazzina.”

“Cosa c’è al tempio di Shiva?”

“L’entrata alla vera città di Shambala.”

“Non è questa la vera città?”

“Ascoltami bene, entrambi. Sul nostro pianeta, esistono dei centri energetici molto antichi, questi luoghi sono custoditi segretamente da millenni poiché sono direttamente collegati con altri mondi. In altre dimensioni gli antichi che hanno abbandonato questo pianeta nel lontano passato, sono rimasti in contatto con noi e ci hanno comunicato informazioni per l’evoluzione dell’essere. Shambala è uno di questi centri, l’ultimo collegamento rimasto tra i due mondi. Noi dobbiamo entrare lì per portare a compimento il nostro progetto.”

Quiete. Un silenzio troppo lungo.


Nei sedili posteriori dell’aerotaxi il samurai era svenuto e la sua testa era reclinata. Lo sguardo riverso e un filo di bava gocciava dal lato della sua bocca.

“Anayama cos’hai?” chiese Quell.

Yuki estrasse lo shuriken dall’incavo della clavicola. Era pallida e impaurita.

“…è morto?” disse tra le lacrime.


(Continua)...


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