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Roberto Frazzetta scrittore

 
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SUMMER TIME Tratto dalla raccolta di racconti "Il grido della farfalla"

Aggiornato il: 20 nov 2018



Come ho fatto a giungere a questo?

Ah... si ricordo... sono scivolato... le scale, si... ed ho battuto la testa.

Si...ricordo, ricordare attività assai più psicotica del dimenticare.

Preferirei dimenticare, ma non ancora.

Nel dimenticare non c'è dolore, nel ricordare... a volte si.

Anche quella sera scivolai, e la testa battei contro lo stipite... giù nella cucina.

"Merda!"

Quei piccoli insignificanti dolori così fastidiosi.

Portare la mano sulla parte dolente... una solidarietà del corpo...

Sangue sulle dita.

E capii... il dolore inaspettato e fresco non annebbiò i sensi, ma come brezza spazzò la coltre di superficialità che mi bivaccava la mente.

Non odiavo il mondo.

Non lo avevo mai odiato in realtà, l' odio che mi teneva su, che mi faceva respirare e muovere ogni passo non era per il mondo.

Odiavo me stesso.

Odiavo la mia vita, la mia famiglia, la mia casa, il mio cane, la televisione al plasma, odiavo i miei vestiti, odiavo la falciatrice e il mio giardino ripulito dalle cartacce, odiavo la mia macchina, il verde rassicurante dello steccato di casa e quel cazzo di tostapane che bruciava sempre le colazioni!

Dovevo porre un termine a tutto.

Subito.

Quando afferri una consapevolezza di questa portata, se davvero è tale, accade che non puoi più tollerarla da quel momento in poi.

Mai più.

Continuare sarebbe infangare la veridicità dei sensazionali valori scoperti.

Subito... appunto.

Ho scoperto inoltre che al fato non manca davvero senso dello spirito.

Ora, nel mondo che vivo cose rivoltanti, cose assurde e meravigliose trasbordano verso di me, ed io senza fari e punti fissi non posso confidare soltanto che in me stesso, per quanto sia assurdo e triste.

Osservo con l'occhio nero e triste, questo nuovo mondo e mi riscopro, a volte e nonostante tutto...felice.

Eppure preferirei dimenticare, ma non ancora....

Quel giorno...quando ho sbattuto la testa scivolò subito anche l'oscurità e venne subito la sera.

Muto e in preda a lunghi affanni mi sono steso nel letto.

Confusione e mal di testa...

Dentro, tra le solite morbide e calde lenzuola la mia donna e mia figlia dormivano abbracciate.

Un bacio ad entrambe le loro bellezze che mai erano apparse così sfacciate alla mia vista e stavo per chiudere gli occhi mentre... un' esile adorata voce.

"Mi racconti una storia?"

"Ancora non dormi mia principessa?"

"Sei tu che non devi dormire."

"Io?"

"Si... hai sbattuto la testa. Mamma dice che sarebbe meglio non..."

"Ah già, la botta in testa..."

"Dai, ti faccio compagnia se mi racconti una storia?"

"Che storia vuoi ascoltare?"

"Una delle tue..."

"Che ne dici di... quella delle tre oche?"

"No... raccontami quella dell'uomo che vedeva le cose strane.."

"Tesoro, non l'ho mai scritta..."

"Scrivila ora...per me..."

Come neve che cade dagli alberi il bianco sonno mi sommerse.

E se questo fosse un sogno?

E se da un sogno così non riuscissi a svegliarmi più?

Le mille indennità della notte scivolarono su di me disdegnando la fortuna e brandendo il ferro di fumosa strage io ho aperto gli occhi dinanzi allo specchio...

Mi sono alzato. Ho camminato verso il bagno.

Lo dico ma non ne ho memoria...

L'aria è strana, pregna di un sentore maligno e devoto a questa passione.

Mentre penso, lo sguardo si perde nella profondità del riflesso e vedo il viso opaco della mia amata donna.

Viso senza corpo.

Occhi senza luce.

Presenza senza essenza.

Mi volto di scatto ma lei è ancora sdraiata nel letto.

Fin qui tutto bene, disse l'uomo che cadeva...

Trattasi magari di post trauma cerebro lesione con aggiunta di allucinazioni paratemporali.

Già magari.

Chiamo il suo nome.

Lei dorme, chiamo dal bagno fumante acqua calda e rasoio.. ma lei dorme, chiamo il nome della mia piccola principessa... una goccia di sangue dal viso alla schiuma... ma nessuno risponde.

Un taglio...

E mentre stringo il fumante ferro tra le dita mi avvicino al loro sonno e con un bacio le sveglio.

Entrambe, con un bacio.

Il rasoio cade e macchia le lenzuola... sanguinosa strage... loro non si svegliano, loro non sentono... tremo, tocco e scuoto... loro non si svegliano perchè non c'è sonno e se non c'è sonno niente sogno e nessun risveglio e ritorno.

Come ti sentiresti se una fulva sera andando a dormire la consueta routine benevola si fermasse di colpo?

E se lo stop contemplasse anche la privazione?

E se ancora la privazione non sia totale ma parziale... indefinita, nuova... macabra e fantastica?

Sto per cedere alla pazzia quando la risata della mia piccola principessa echeggia nella sala della colazione.

Scendo di corsa verso quel suono ora così mai nostalgico.

Nessuno.

Frequenze si disperdono nell'aria.

Da sopra rumoreggiano dei passi...mi blocco... conosco quell'intensità.

Riesci quasi a sentire i dettagli, frammenti della mente che non hai mai pensato di esprimere con le parole, bucano l'apparenza e tracciano un segnale... li metti insieme e ritrovi il sapore di una persona... e ti scopri di riconoscerla.

E capisci quanto ti manca.

Il passo della mia donna.

Corro di sopra.

Nessun movimento. I loro corpi continuano la danza macabra dell'immobilità.

Il primo giorno è andato così.

Sono morte.

Il secondo giorno ho pensato di avvertire qualcuno.. ma una domanda mi ha tormentato da subito.... e se... e se accettando la loro scomparsa e quindi la dispotica sepoltura le manifestazioni sparissero?

Questo non posso accettarlo.

Ho visto la mia donna nel riflesso dello specchio d'acqua del lavandino. E' stato solo un attimo. Mi ha sorriso.

La piccola principessa ha cantato la filastrocca che preferivo tutto il giorno che passa.

Il terzo giorno nessuna resurrezione, solo qualche voce qua e là.

Il tempo inizia fragorosamente a saltare, come una puntina difettosa di un vecchio giradischi.

Il quarto ho vestito i corpi con abiti migliori e ho acceso candele e colto fiori dal giardino.

Il cancello è chiuso come un abbraccio dal freddo e la nebbia fuori... demoralizza il mio tentativo.

Il quinto giorno sono apparsi i sensi di colpa... e se le avessi uccise io?

Nonostante manchino segni, il mio senso di colpa va oltre il materiale e si estende nelle lussureggianti praterie del pensiero causativo.

"Summer time...spread your wings..." la voce di Bessie Smith trapassa le tende e la nebbia e mi fa vedere la mia principessa danzare con la sua bambola. Proprio laggiù, nel giardino delle mie visioni.

Si è fermato, tutto rimane nell'attimo presente.

Sesto giorno...la mia donna mi ha sfiorato le labbra mentre me ne stavo nel mio angolo preferito, come se mi vedesse, una lacrima le traccia il volto, e un sorriso... il disco di Bessie salta la sua nenia, la nebbia, il tempo della mia confusione... la piccola ha preso i miei romanzi e legge ad alta voce, con il dito tiene il segno... non mangio più, non dormo... solo adesso me ne accorgo, e... ho provato a scrivere... il mio corpo... senza consistenza... eppure in quello che vedo un'armonia soave e distorta solletica la felicità.

Inizio ad accettare... inizio ad intendere...e non posso scappare da questo.

Settimo giorno.... ossia adesso.

Inizio.

La nebbia immortala la casa di candore, il pulviscolo delle emozioni è nel muoversi alla finestra della tenda, è tra le note di Summertime, le mie donne sono di sotto, e le scale marmo ci separano.

Questa scalinata... la presa di coscienza... questo mondo ora non è unito, separazione morbida. Io ho capito... e una lacrima serpeggia anticipando... la luce è sempre più bianca... non ho consistenza, no sapore e peso... solo emozione, stupida fugace felicità del momento.... la vista ruota e scivolo... giù.. per le scale bianco neve e marmo, tra la nebbia e lenzuola...non c'è dolore.

E le sento chiamare il mio nome...ultimo senso unico.

"Non dormire!"

Sussurra la principessa, ma è lontana... e le carezze sono dolci e calde e distanti... non dormire...la musica si sente... l'odio si dipana nel frammento del respiro... summer time... un sorriso... spread your wings... la nebbia....la musica così bella... non dormire...le voci....i filamenti cedono... non.. dormire...non..dor...mire....spleen..dida can..zone...non dor...mire...no..do..r..mi...re.

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