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Roberto Frazzetta scrittore

 
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PROLOGO Tratto dal romanzo "Tra Buio e Luce"

Aggiornato il: 7 apr 2018



Sospiro.

Il battito è regolare. Lo sguardo fisso. La capsula di contenimento è prossima al lancio. È il momento della concentrazione. Tubi di diversa misura entrano in contatto con il mio corpo attraversando l’armatura. Il reticolato di condotti fornisce il necessario al fisico a livello biochimico. Presto scorderò il significato delle parole fame sete e sonno. La meta anfetamina entrerà velocemente in circolo. Di solito viene liberata all’unisono con il lancio. Impiegherò qualche minuto prima di toccare terra. Come tante comete infuocate le capsule penetreranno la fotosfera del pianeta e toccando terra creeranno dei piccoli crateri con bolla radioattiva. Poi la capsula si schiuderà. E la belva da combattimento sarà libera. Attendo e sospiro mentre misuro il globo verde del pianeta. Gli sparo con il dito. Sharya. Il pianeta che stiamo andando a distruggere o a salvare. Dipende da quale parte della bandiera si guarda la faccenda. L’ennesimo conflitto contro le fazioni dissidenti alla Confederazione. La capsula di contenimento dove mi tengono è la miniatura di un’armeria moderna. Tutti i comfort della distruzione in un comodo nucleo a taglio termico anti grav. Ci spareranno dalla fonda spaziale in quel determinato punto che vogliono bonificare. La Confederazione si è stancata della Mano di Dio se ha chiesto aiuto al Corpo di Spedizione. Oppure è disperata. In tre anni non sono riusciti a portare a casa la partita. Perché è sempre di questo che si tratta. Qualcuno contro qualcun altro. Fino a che chi ha più crediti chiama noi. La milizia del Protettorato è roba da dilettanti. Noi li chiamiamo soldati con l’hobby della guerra. Intorno a me le più desiderabili armi, fucili al plasma, mitragliatori a frammentazione, granate allucinogene, mine subsoniche e ovviamente le pistole di ordinanza. C’è l’imbarazzo della scelta. Gli ordini sono semplici. Ripulire il pianeta dalle scimmie in turbante, distruggere i loro avamposti, deportare i soldati politici alti in grado. Senza rimetterci la pila. Pochi minuti prima dello sbarco. Si annusa nell’aria la zaffata di testosterone chimico. L’odore di euforia e rabbia si mescola al metallo delle armi. Il cocktail di sostanze che ci spareranno in direttissima nelle vene amplificherà i nostri istinti di sterminio e genocidio di massa. Tutto in nome di un Universo solidale.

Sono in prima linea. Le capsule di approdo sono disposte di fronte. Noi Spedi abbiamo un posto di prima classe per questi indimenticabili momenti. Verremo lanciati dall’hangar delle navi Cargo usando un congegno non molto diverso da una gigantesca cartucciera. Il Condizionamento sta preparando nella mente le strategie biochimiche mettendosi sulla lunghezza d’onda del massacro. Manderanno giù cinque squadre. Io sono stato assegnato alla squadra bravo. Abbiamo il compito di ripulire un intero settore e riorganizzare la fanteria del Protettorato. Bella merda! Ogni squadra è costituita da undici elementi. La regola impone almeno uno Spedi in ognuna. Cinque Tatti, due Cecchini Falco, tre Marines esperti. Di solito, la parola esperti dovrebbe rendere l’idea, il più delle volte sono mocciosi usciti dall’accademia del Protettorato zeppi fino agli occhi di potenziamenti neurochimici e biohardware da manuale. La danzante carne da macello. Nei minuti prima dell’incapsulamento uno di loro mi ha rivolto la parola. Evento del tutto speciale, poiché noi Spedi siamo epica leggenda. “Mi chiamo Garret. Ti coprirò il culo mentre ti tufferai.” “Questo è il tuo unico problema!”

Oltre ad essere l’unico Spedi, sono anche l’incursore interlink della squadra. I bastardi ramati hanno una fitta rete di interlink protetta e da quella insidiano le nostre comunicazioni e dirottano le traiettorie di tutto quello che viene inviato sul loro dannato pianeta, fossero armamenti, esoscheletri, missili e compagnia bella. Dal monitor della capsula appaiono le nozioni che per assorbimento la mia mente Spedi incamera. Schemi cifrati, mappe e planimetrie dei server attivi nei vari settori. Manca poco all’ouverture. Pochi minuti al lancio. Sento il cigolio sommesso del cannone che ci sparerà su Sharya. Se uno di questi ingranaggi sbaglia traiettoria, il nostro culo sarà polvere in pochi attimi. Quello che dovrebbe essere il mio animo è sommerso da quiete insensibile. La mia essenza distaccata viene interrotta.

Sullo schermo si attiva una connessione in video chiamata. Un abuso. Il sistema interinale della mia capsula è stato crackato. Nessuno può ricevere una chiamata in momenti del genere. Il respiro sussulta. Isabek appare sullo schermo digitale della capsula di contenimento. Vedere la sua figura in questo ambiente mi crea una discussione generale. Qualcosa che dura pochi impalpabili secondi, poi il Condizionamento rade al suolo il fronte emozionale. Il countdown comincia a scorrere e lei inizia a parlare. La mente registra il suo discorso, lo analizza e lo ascolta, soppesa le frequenze. È agitata. Frammenti di disperazione nei toni vocali. Le è accaduto qualcosa di estremo e pericoloso. Respiro lentamente. Le dico che cosa fare. Le dico che andrà tutto bene. La rassicuro con menzogne.

Tutto il meglio che posso fare nel momento presente. I numeri sgocciolano verso il termine. La guardo per l’ultima volta. Poi arriva lo zero e mi trasporta nel fulgido ambiente senza tempo dello spazio oscuro.


Continua...

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